Oggi l'incontro tra esecutivo, parti sociali e Fiat su Termini Imerese
Di incontro in incontro: le sette proposte della Fiat e la valutazione del Governo
Al vertice che si è tenuto oggi pomeriggio al Ministero dello Sviluppo economico – cui partecipavano rappresentanti di Fiat, parti sociali e Governo – sarebbero venute fuori sei-sette proposte che ora dovranno essere valutate. Le domande, soprattutto per la politica, restano le stesse: come rispondere alle due settimane di cassa integrazione decise da Sergio Marchionne per i 27 mila dipendenti di tutti e cinque gli stabilimenti Fiat? E soprattutto: quanto mettere sul piatto, in termini di incentivi, di fronte a un Marchionne che avrà sì le sue ruvidità, ma certo va diritto al sodo?

Come rispondere alle due settimane di cassa integrazione decise da Sergio Marchionne per i 27 mila dipendenti di tutti e cinque gli stabilimenti Fiat? E soprattutto: quanto mettere sul piatto, in termini di incentivi, di fronte a un capo-azienda che avrà sì le sue ruvidità, ma certo va diritto al sodo? Per il governo è un rompicapo. Perché sulla contropartita richiesta da Marchionne esistono almeno tre linee: quella del ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, artefice finora di tutte le trattative con il Lingotto; quella di Giulio Tremonti, responsabile dell’Economia e depositario dei fondi per i bonus auto; e quella di Palazzo Chigi, con un Silvio Berlusconi preoccupato per una grana in mezzo alla campagna delle regionali, e che per di più, nella Fiat attuale, non ha ancora trovato un interlocutore attendibile.
Il più esposto è Scajola, che a dicembre, nell’ultimo mega incontro con Marchionne a Palazzo Chigi, si era convinto di aver portato a casa un agreement natalizio: impegno Fiat a investire in Italia 8 miliardi e far salire la produzione da 650 mila a 900 mila auto; sì del governo alla proroga degli incentivi sia pure in forma ridotta; nulla di fatto per Termini Imerese, in attesa dell’ennesimo appuntamento in programma per oggi. Sui bonus Scajola non fa mistero di come la pensa: “Grazie agli incentivi nel 2009 abbiamo avuto un calo di vendite di solo il 3 per cento; un gettito fiscale sulle auto vendute in più di 900 milioni, oltre il 70 per cento di quanto erogato”. Dei 2 miliardi stanziati a febbraio 2009, ne sono andati all’auto più di 1,2; il resto ad elettrodomestici e mobili. Il rinnovo ne prevede un quarto, 500 milioni. Il bonus governativo si ridurrebbe da 1.500 euro a 700, e la durata scenderebbe da dieci mesi a sei. Operazione mirata, per di più, alle vetture ibride, dove la Fiat ritiene di essere penalizzata rispetto ai concorrenti.
A frenare è soprattutto Tremonti, e stavolta più che della tradizionale parsimonia del ministro si tratta di una visione diversa da Scajola. Già nel 2009 il responsabile di Via XX Settembre aveva aperto a malincuore il portafoglio, sotto la pressione di Scajola e Berlusconi, e con la Lega contraria a incentivare le grandi aziende. Nel pacchetto entrarono dunque elettrodomestici e mobili, prodotti in larga parte nel nordest. Non solo. Tremonti ha più volte affermato che la priorità è un’altra: “Mettiamo le risorse sulla cassa integrazione e gli ammortizzatori, non sulle aziende”. Poi sono arrivati gli aiuti all’auto decisi da Francia e Germania. A Parigi, Nicolas Sarkozy ha però imposto al numero uno della Renault, Carlos Ghosn, di rinunciare a fabbricare in Turchia la nuova Clio; cosa che ha fatto inorridire la Commissione europea, ma che ha provocato in Tremonti una certa invidia. Mentre a Berlino Angela Merkel ha concesso prestiti in cambio di ristrutturazioni, secondo un’ottica un po’ obamiana. “Ma”, ripete Tremonti, “altrove non esiste la cassa integrazione. O si aiutano le industrie o si aiutano i lavoratori”. Non solo. Ai suoi interlocutori il ministro descrive gli incentivi ai settori industriali – diversamente dagli sgravi sugli utili reinvestiti – “come dei puri stupefacenti. Chi li prende ci si abitua sennò va in crisi d’astinenza. Gli effetti della droga si aggiungono poi a quelli della globalizzazione”.
Ma all’Economia c’è una linea ancora più rigorista impersonata dal direttore del Tesoro, Vittorio Grilli. Come riferiscono al Foglio fonti autorevoli, Grilli è contrario a iscrivere a bilancio un esborso a fronte del quale non ha un dato certo in termini di beneficio fiscale: dovrebbe contabilizzarlo come pura uscita, e se l’ha fatto nel 2009, in piena emergenza, molti meno margini ha nel 2010, con una exit strategy dalla crisi delicata per il debito pubblico.
Ma all’Economia c’è una linea ancora più rigorista impersonata dal direttore del Tesoro, Vittorio Grilli. Come riferiscono al Foglio fonti autorevoli, Grilli è contrario a iscrivere a bilancio un esborso a fronte del quale non ha un dato certo in termini di beneficio fiscale: dovrebbe contabilizzarlo come pura uscita, e se l’ha fatto nel 2009, in piena emergenza, molti meno margini ha nel 2010, con una exit strategy dalla crisi delicata per il debito pubblico.
Infine c’è Berlusconi. Ha affidato a Maurizio Sacconi il compito di esternare il malcontento soprattutto per l’annuncio contemporaneo della cig e della distribuzione del dividendo agli azionisti Fiat. Ha per ora chiesto a Tremonti di restare fuori dalla mischia, cosa che l’interessato farebbe ben volentieri. Quanto a sé, il Cav. ha cercato un interlocutore al Lingotto in Luca di Montezemolo. E da LCdM alcuni segnali sono giunti: “Siamo sempre aperti al dialogo”. Più soft nella forma, il presidente Fiat non può però esserlo nella sostanza. A Palazzo Chigi e dintorni qualcuno descrive Marchionne “come una saponetta, ti scivola sempre via”. E forse rimpiange i tempi in cui c’era un Agnelli, o un Romiti, all’altro capo del telefono.